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“Cittadini e cittadine” – per una riforma dei consigli di quartiere

La nascita dei Consigli di Quartiere nel nostro Comune ha avuto luogo nel 2005 a mezzo di una delibera che ha approvato un apposito regolamento e validato la suddivisione della città in 4 aree, i quartieri appunto, portati ora a 5.

La creazione di questi “istituti di partecipazione”, che, a differenza delle circoscrizioni la Legge non disciplina in particolare modo, nasce dall’esigenza di permettere ai cittadini di condividere le scelte della P.A. su un dato territorio e di consentire la concertazione di indirizzi sulle principali realizzazioni che avranno luogo entro il perimetro.

Alla base di questa importante scelta stava la consapevolezza sia delle accresciute dimensioni della città (prossima oramai a valicare quota ventimila) che della complessità delle dinamiche della società civile le quali spesso non possono risolversi nella mera democrazia rappresentativa, ovvero a mezzo del voto, ma richieda, per essere efficace, del puntuale concorso degli abitanti.

I sette anni che ci separano da quella storica scelta sono stati molto importanti proprio perché hanno permesso a tante persone di avvicinarsi all’istituzione e conoscerla più da vicino.

Il rodaggio durato oramai una legislatura e mezzo è sufficientemente significativo per evidenziare pregi e lacune in un regolamento che, per molti versi, parrebbe necessitare di una rivisitazione, allo scopo renderlo più aderente e più utile alla nostra realtà locale.

La prima esigenza che balza agli occhi è come questa istituzione ancora sia molto distante dal raggiungere una qualche democrazia partecipativa che metta al centro il residente non solo come ‘portatore di interessi’ di una certa località, ma come parte integrante di quei percorsi che portano alla progettazione di una città più vivibile e plurale.

La mera ‘consultazione’ a mezzo di consigli e assemblee ha finito col tempo per assomigliare più agli storici incontri con la popolazione organizzati dalle amministrazioni precedenti e\o dai principali partiti politici sui “problemi della zona”.

La costante canalizzazione delle criticità e la puntuale richiesta di attenzione verso casi di ordinaria manutenzione ha più volte fatto perdere di vista una più generale visione d’insieme della città e non ha permesso un qualche protagonismo della comunità locale in termini di idee da mettere in campo.

L’elevazione del numero dei rappresentanti a 15 e la trasformazione degli attuali consigli in assemblee permanenti gestite direttamente dagli abitanti permetterebbe di coinvolgere nei lavori di questi ‘laboratori di zona’ un numero assai più ampio di persone e mettere questi consessi in condizione di raccogliere assai maggiori contributi delle sfaccettature sociali.

Un reale coinvolgimento della parte attiva di un territorio riteniamo passi proprio dal ricercare insieme le parole d’ordine, gli obiettivi da raggiungere e le metodologie da mettere in campo; l’interazione tra amministratori, competenze (rappresentate dagli uffici tecnici) e saperi dei cittadini (specie in occasione dei lavori di maggiore pregnanza) troverebbero sintesi nell’incontro tra mondi talora concepiti come distanti e dalla cui sinergia ci si potrebbe aspettare positivi risultati.

La trasformazione della figura del presidente in coordinatore dei lavori (nominato a rotazione ogni volta dai 15) sarebbe maggiore garanzia di imparzialità e premierebbe la collegialità tra le varie istanze rappresentate nel consesso che fisserebbe autonomamente il proprio calendario lavori e le proprie convocazioni, provvedendo a informare il Comune e i partecipanti.

La verbalizzazione degli interventi, della scaletta delle priorità e degli accordi presi con l’amministrazione potrebbero agilmente valersi degli strumenti informatici oggi a disposizione per essere consultabili da tutti e prestarsi a veri e propri “forum” di discussione per quanti non in grado di presenziare di persona agi incontri.
L’impossibilità pratica a procedere ad un reale decentramento in una realtà di piccole dimensioni come la nostra, era chiaro fin dal 2005, non poteva prescindere dall’esigenza di creare canali di comunicazione a doppio senso che col tempo avrebbero potuto svilupparsi ed articolarsi.

Sarebbe fondamentale, in un momento come questo, recuperare la dinamicità dei vecchi comitati informali di zona che per anni ha costituito il vero luogo di mediazione tra Comune e territori ridonando voce alla comunità e permettendole di autogestire la propria logistica; l’estensione ai 15 rappresentanti della facoltà di accedere agli atti unicamente afferenti al quartiere consentirebbe senza tema di smentita un momento di grande crescita civile e democratica

Crediamo questa sia un’occasione imperdibile per rivitalizzare un luogo-intermedio in un’ottica di migliore pregnanza, condivisione e servizio al cittadino.

Christian Corbelli

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