Spirito di patate

Roberto Giorgetti “Gianola” titolare dell’omonimo locale, ristoratore e profondo conoscitore della cucina tradizionale, ripercorre la storia di una coltura oggi dimenticata, per mezzo secolo base della nostra economia.

Tra le due guerre un nuovo tipo di coltura va ad affiancare quelle tradizionali dando vita ad un fiorente commercio. Le terre nell’area compresa tra la strada statale e il litorale, meno fertili per la presenza del mare, accolgono la coltura della patata di sabbia dando vita a ad una vera e propria specializzazione la cui eco valica i confini regionali

Protagoniste di questa caratteristica e talora dimenticata esperienza sono le famiglie che abitano queste terre e che trovano una importante occasione di prosperità e riscatto. Non vi sono notizie certe circa l’impianto di questa coltura sul nostro litorale anche se con tutta probabilità si deve ai Torlonia la prima messa a dimora dei tuberi, importati dal Lazio nel corso del secolo scorso. Certo è che saranno i principi di Torlonia a prelevare sul finire dell’Ottocento dalle terre della tenuta Torre 6 famiglie di coloni per dirottarli alla volta del Fucino nelle terre appena bonificate. Eugenio e Michele Rocchi,  Giocondo e Giovanni Silvagni, assieme a due famiglie di Montanari, lasceranno nel maggio 1885 la Romagna alla volta della Marsica, portando con sé il proprio bagaglio di esperienze nella coltura di patate e barbabietole.

Dall’Abruzzo quindi arrivarono per lungo tempo le patate da seme, messe poi a dimora nelle terre di Cagnona, Bellaria e Igea Marina. A selezionare le varietà pregiate destinate ad alimentare la produzione locale, saranno intenditori nostrani che annualmente scenderanno nei centri montani della Marsica per il rifornimento: Alvaro e Ernesto Antolini (Cuciani), e lo zio Gaspare (Pirùl), Attilio Raggini (cognato del Gag), Ernesto Antolini (Gag de Mation) Due convogli la settimana da novembre a febbraio fanno scalo a Bellaria dove avviene la compravendita della materia prima; in assenza dei consorzi agrari sono i singoli agricoltori a rifornirsi direttamente scegliendo le qualità. La patata prende il nome dalla località d’origine (Francavilla, Bianca fucense, Pesca Lanciano…). Le più pregiate vengono piantate nella sabbia, mentre quelle più rustiche vanno nella terra. Le varietà si distinguono in bianca o gialla a seconda della pasta, rossa in base al colore della buccia.
La Bea (bianca fucense) diventa la patata bianca di Bellaria, ricercata e apprezzata in tutto il paese. Le migliori nascono dalla ferrovia alla statale anche se non è raro trovarne al mare protette dalle dune.
La patata di sabbia è più precoce, tiene meglio la cottura, ed essendo più ricca di selenio e iodio è preferita dai cuochi e molto ricercata sui mercati.  I carichi di patate nostrane sono oggetto di accese compravendite il cui acquisto avviene prima ancora dell’arrivo sui mercati. La patata a febbraio ha già messo gli occhi (i germogli) e, finite le gelate, può essere piantata in terra. A maggio i solchi vengono rincalzati, viene cioè ammassata la terra attorno alle radici per evitare il contatto con la luce. In assenza di pompe idrauliche si irriga a mezzo di pozzi artesiani e tubature disposte lungo i solchi. L’acqua viene su da sola grazie alla ricchezza del territorio.
In aprile, a patata già nata, si semina ogni 5 o 6 buche, una pianta di canapa vivendo le due realtà in simbiosi. La raccolta della patata avviene manualmente da giugno ad agosto, scoprendo ad una ad una le singole buche.
Importanti produttori furono, tra San Mauro e Cagnona, le famiglie Nicoletti, Boschetti, Morelli, Baietta, Zavatti, Campana, Bracci, Morri, Pari, Zavatta e Vasini (Manghinòin). A Igea Marina, a mare della ferrovia, gli Angeli (Ranchet), Pari di Igea, Sberlati (Patini), Giorgetti (E Ros), Magnani. Alcuni produttori col tempo si specializzarono, acquistando interi campi prima della raccolta (es. la famiglia Zavatta) per il commercio all’ingrosso. Il prezzo varia in base alla qualità e alle condizioni. La patata di sabbia è sempre più cara della patata di terra. Sopra la statale non le pianta nessuno. Le piccole o gli scarti sono destinate agli animali, per i maiali le patate vengono cotte. Il boom del tubero nostrano dura dagli anni ’30 agli anni ’50. Dal 1955 un ibrido olandese soppianta le fucinesi. Lo sviluppo edilizio turistico a partire dagli anni ’60 sottrarrà mano a mano i terreni un tempo adibiti alle colture.

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