Porta Cagnona, accesso nord alla città di Bellaria

A chi importa la porta

Spesso si discute se è opportuno dotare le rotonde di strutture o opere decorative. C’è chi sostiene che è un segno dei tempi, le persone si muovono in automobile, così esse possono essere raggiunte facilmente da un messaggio visivo sulle traiettorie di spostamento. Non solo, le diverse strutture possono caratterizzare le zone dellecittà, facilitando così l’orientamento di chi si sposta e deve raggiungerle. Ciò era forse più vero in passato, quando non era così diffuso l’uso dei navigatori e degli smartphone.

Al contrario c’è chi dice che utilizzare denaro nella decorazione di una rotonda sia uno spreco, una riduzione dell’effetto comunicativo di un’opera a causa dell’indifferenza per chi transita, inoltre il soffermarsi ad osservare può essere causa di pericolo. C’è anche chi ritiene che una rotonda sia pur sempre una rotonda, semplicemente un elemento utile allo scorrimento del traffico sulla quale eventualmente piantare un elemento caratteristico della flora locale, nei nostri luoghi gelsi, marruche di pascoliana memoria o tamerici. Così si possono salvaguardare sia le finanze pubbliche o private, sia la sicurezza stradale, sia lanciare un messaggio di salvaguardia delle piante caratteristiche della zona.

Nel caso della rotonda di via Cervi forse nessuno ha pensato nulla di ciò, sicuramente chi ha progettato “la porta” ha inteso segnare il nord della città, gesto antropologico presente fin dall’antichità in tante civiltà. Quando gli antichi fondavano una città o un accampamento, la prima cosa che facevano era quella di individuare i punti cardinali e segnare con l’aratro la croce di congiunzione fra le direzioni nord- sud e est-ovest. Per i Romani la prima linea rappresentava il cardo e la seconda il decumano, la città o l’accampamento in questo modo rispettava l’ordine astronomico indicato dal cielo: la linea del cammino del sole e quella ad essa perpendicolare, partendo dalla posizione del sole a mezzogiorno. Esempi ancora più antichi sono in Mesopotamia, in Egitto ed anche nelle civiltà precolombiane. Gli Etruschi orientavano le loro città. I Romani impararono proprio da essi anche i riti propiziatori di fondazione, l’agrimensore era considerato un sacerdote molto importante. Oggi è semplicemente un tecnico, un urbanista.

La digressione antropologico-storica forse non chiarirà il senso dell’orientare anche la nostra città oggi, può offrire però qualche elemento di riflessione. La storia purtroppo viene dimenticata, non considerata magistra vitae, se così fosse l’umanità non avrebbe commesso e ricommesso gli stessi errori privati e pubblici. Ma c’è qualcosa di molto più concreto e presente. La struttura che si vuole smantellare e sostituire, può piacere o no, può lasciare indifferenti, il punto non è questo, almeno non lo è più ora. Il punto è che “la porta” è lì da anni, adempie alla sua funzione di indicazione della zona nord della città, tutti la possono facilmente riconoscere. Non solo, è costata denaro, andarla a smantellare ne richiederà altro, in un momento in cui sicuramente sarebbe più opportuno utilizzarlo altrove.

Si può obiettare che si è offerto un privato per realizzare una nuova opera, ben venga un privato interessato a dare qualcosa alla città. Abbiamo proprio bisogno di persone che, ciascuna nelle proprie possibilità, possano dare generosamente qualcosa alla comunità, sia esso denaro o lavoro di volontariato. Forse sarebbe un bel segno di inversione di tendenza, dall’egoismo e la divisione alla socialità generosa. Se il privato vuole offrire un elemento di qualificazione alla città, non mancano certo i luoghi in cui realizzare qualcosa di bello e in cui lasciare un segno di cura.

Alga Franciosi

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