I poderi Torretta e Cagnona

Leopoldo Tosi e la Cagnona

Sulla figura di Leopoldo Tosi, che lentamente va riscoprendosi grazie anche al convegno tenutosi lo scorso novembre a Villa Torlonia “L’ingegnere alla Torre. L’opera di Leopoldo Tosi (1847-1917) tra imprenditoria agricola e innovazione tecnologica“, si potrebbe scrivere molto, e a lungo. In questa occasione è sembrato interessante approfondire la relazione tra questo illuminato personaggio, la razza bovina romagnola della quale contribuì a fissare i caratteri, e il podere Cagnona, che faceva parte della tenuta Torre dei principi Torlonia.

Leopoldo Tosi nacque nel novembre 1847 da Antonio, ingegnere e proprietario terriero originario di Scorticata, l’odierna Torriana, e da Giulia Ugolini. Dopo gli studi al Liceo classico cittadino, e la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, si laureò nel 1872 al Politecnico di Milano. Nello stesso anno sposò Adele Ruffi, figlia di Ercole, ricco industriale e possidente, che di lì a pochi anni ebbe in gestione la tenuta Torre dei principi Torlonia. Leopoldo Tosi si associò al suocero nella conduzione, e alla sua morte (1881) gli subentrò, per diventare a tutti gli effetti affittuario nel 1885. La tenuta, grazie all’opera accorta di Alessandro Torlonia e all’intelligente amministrazione degli affittuari, primo tra tutti il già citato Ercole Ruffi, aveva raggiunto un’estensione di circa 2000 ettari, divisi sui tre comuni di San Mauro, Savignano e Rimini per un totale di 142 poderi e quasi 1500 coloni. Leopoldo Tosi, mettendo a frutto i propri studi di ingegneria, si propose di migliorare le tante realtà che nell’insieme partecipavano alle entrate della tenuta.

In campo zootecnico, con l’aiuto del genero Dino Sbrozzi, grazie ad un sapiente utilizzo di incroci e selezioni riuscì a creare quella che noi oggi conosciamo come razza bovina romagnola, allora chiamata, per distinguerla dalla variante montanara, «gentile del piano». Individuò un modello di riferimento, animali cioè che possedessero una conformazione esterna adatta per quello che era lo scopo primario del loro allevamento, cioè il lavoro nei campi, ed istituì il libro genealogico della razza (Herd Book), all’interno del quale inserì tutti quei soggetti che erano meritevoli per le loro caratteristiche di razza. Oltre alla stalla centrale, ogni podere aveva la sua propria stalla dove alloggiare adeguatamente gli animali.

Riguardo al podere Cagnona, così Leopoldo Tosi scrive nel 1891: «Sonvi anche in Tenuta altri fabbricati per il ricovero degli animali, e cioè nella località denominata Cagnona havvi un lungo fabbricato con portico a mezzodì, il cui pian terreno è destinato a stalla, capace di 72 capi bestiame disposti testa a testa con corsia centrale». Questo podere, tenuto per conto padronale – cioè non gestito direttamente da una famiglia di coloni – era situato nei territori di Savignano e di San Mauro, aveva un’estensione di circa 28 ettari, ed era compreso tra il rio Fossatone e il rio Matrice, attraversato dalla Strada Provinciale Litorale – ora via Romea e via Ravenna – e dalla Strada Provinciale Cagnona. «Sovrapposto alla stalla» continua Tosi «ampio magazzino per cereali, per attrezzi, oltre due abitazioni laterali, una pel boaro, l’altra pel caporale d’opere».
Luca Barducci

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