Ariminum è, come risaputo, una colonia latina dedotta nel 268 a.C. Una fondazione antica che precede quella di altre città norditaliche come Piacenza, Cremona, Bologna, Parma, Modena e Aquileia.
Coordinata alla fondazione è quindi la realizzazione di una suddivisione del terreno agricolo circostante, e dunque l’assegnazione delle terre ai coloni.
La centuriazione è il sistema di misurazione del terreno utilizzato dai Romani per suddividere il territorio in grandi appezzamenti quadrati che avevano una estensione di circa -rapportando il dato alle misure attuali- 50 ettari, il singolo appezzamento era appunto la centuria che, secondo la tradizione, era distribuita in parti uguali a 100 coloni. La regolarità geometrica di questa divisione agraria consentiva di procedere più facilmente alla misurazione dei terreni da assegnare, favoriva l’attuazione di bonifiche e facilitava l’amministrazione catastale. Essa era comunque connessa alle condizioni naturali dell’ambiente, come la pendenza del terreno, la presenza di fiumi o di altri ostacoli ambientali (…)
In età tardoantica e altomedievale ritroviamo una suddivisione per fondi ereditata, attraverso trasformazioni e adeguamenti, dall’epoca precedente. Il fondo costituiva la cellula base dell’organizzazione territoriale. Il fondo è, in generale, un appezzamento di terreno più o meno esteso, contraddistinto da un nome. Il nome poteva derivare sia dall’antico assetto romano (mi riferisco in particolare a quelli con suffisso -anus) o a successivi percorsi mentali, come l’associazione ad una particolare presenza arborea o a caratteristiche del terreno. Ed era di fondamentale importanza per ubicare questa o quella proprietà, per esempio nella documentazione scritta. Oltre al nome del fondo indicava anche la pieve (intesa come territorio che faceva capo a quell’edificio religioso) e la città di competenza. Il fondo nasce come un’unità aziendale e aveva una estensione variabile da luogo a luogo. In media di circa 75 ettari in pianura ma con estensioni più ampie in collina e in montagna.
Con il passare del tempo, l’originaria unità vide una frammentazione in parti più piccole, ma tuttavia i toponimi rimasero, conservandosi in molti casi fino ad oggi.
Procedendo quindi nel discorso, si arriva alla massa. Essa era un insieme di fondi (anche non coesi tra di loro) che generalmente prendeva il nome da quello più importante. La massa può essere vista come una azienda agricola di grandi dimensioni, che denotava una unità amministrativa ed era spesso costituita anche da terreni da bonificare o in via di riconquista da parte dell’uomo. Nel territorio riminese la presenza di masse era molto diffusa, ed esse potevano svolgere la funzione delle curtes presenti in Emilia e nelle regioni più a nord. La curtis era anch’essa un estesissimo complesso rurale, una azienda agricola di origine carolingia, ma che aveva, contrariamente alla massa, una precisa caratteristica, quella di essere divisa in due parti: la dominica, gestita direttamente dal proprietario e la massaricia, data in affitto a coloni, libero o servi, i quali periodicamente erano obbligati a prestare lavoro coatto nella prima. Nel nostro territorio la storiografia tradizionale ha da sempre negato la presenza delle corti. Vedremo però che esistono indizi che possono dimostrare il contrario(…)
E’ ormai idea consolidata che, nei primi secoli del medioevo, l’insediamento era a carattere sparso e quindi vedeva la proliferazione di singole abitazioni sulle singole proprietà. Semplici case, dunque, e non nuclei abitati. Con il tempo però, e per cause diverse, vennero a crearsi delle concentrazioni di abitazioni che, magari a seguito dell’istituzione di un luogo di culto (una ecclesia o un cappella) daranno vita a nuclei abitati più consistenti: dei villaggi che, in alcuni casi, potevano anche essere fortificati, acquisendo così lo status di castello. Nella stragrande maggioranza dei casi questi nuclei abitati hanno dato origine agli attuali paesi del nostro territorio.
Nacquero così le prime ville, villaggi aperti e magari anche senza una stretta coesione e i primi castelli, che erano semplicemente dei nuclei abitati fortificati, difesi cioè da qualche elemento, come delle mura o anche solo da un fossato. Ci troviamo così di fronte al fenomeno dell’incastellamento, che designa quel movimento di fondazione di villaggi fortificati che, a partire dagli inizi del X secolo, mura l’aspetto generale del paesaggio e le modalità di occupazione del suolo in Italia, e in generale, in Europa. Un fenomeno che però varia, come presenza e consistenza, a regione a regione. La Romagna, e quindi il Riminese, è tradizionalmente inserita tra le regioni in cui il fenomeno fu del tutto assente, e questo per particolari peculiarità sociali e politiche. Recenti studi hanno invece permesso di rivedere questa posizione storiografica e rilevare che, anche in Romagna e nel nostro territorio, ci fu un movimento di fondazione di castelli contemporaneo al resto della penisola, e che ha una sua origine appunto nel X secolo(…)Il castello diventa così il centro di una azienda agricola di rilevanti proporzioni, suddivisa appunto in mansi (dati in concessione a dei coloni) e in terre gestite direttamente dal proprietario, quei campi dominicati sopra citati.
Marco Sassi “Centuriazione romana, masse altomedievali e incastellamento“ in “ANTICO CATASTO CALINDRI dalla centuria romana al webgis” SITUA Provincia di Rimini – Pazzini Stampatore Editore,2009