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C a g n o n a . i t
Il mistero delle dune
L'eccezionale sviluppo urbanistico
della costa romagnola avvenuto nel
dopoguerra ha cancellato completa-
mente il paesaggio naturale costiero,
di cui rimane traccia soltanto nel
ravennate.
L'ambiente marino era separato da
quello di campagna da una fascia
dunosa di ampiezza variabile, una
zona di transizione che mitigava l'a-
zione del mare sia nei suoi effetti
atmosferici, quali vento e salsedine,
sia nelle sue continue fluttuazioni,
processi di erosione o accumulo.
“Le dune, nell'insieme della spiag-
gia, una volta, erano la parte più
vasta e inesplorata; bilanciavano la
parte bassa, cioè la spiaggia balnea-
re (in tempi antichi chiamata
zona
del naufrago)
e rappresentavano il
settore improduttivo e degradato
dell'area (...) .Si formavano natural-
mente per l'azione dinamica del ven-
to sulle sabbie della spiaggia, facen-
done cumuli da modellare e rimodel-
lare in continuo nel corso dell'inver-
no, fino a delineare un paesaggio
diverso dal precedente ma sempre
soggetto a modificazioni anche inci-
sive” (1)
“Duna è parola relativamente nuova
nella lingua italiana, di derivazione
olandese. Un popolo quest'ultimo
che da sempre guarda al mare come
amico da difendere e insieme nemi-
co da cui difendersi. La
dūne
è l'uni-
ca altura, seppur di modesta dimen-
sione, che segna il confine tra la
spiaggia bassa, quella in costante
balia dei capricci del mare, e quella
alta, che è quasi terra, benché anco-
ra salsa.” (2)
Le dune vive, cioè quelle che sono
in continua evoluzione, ricoperte da
bassa vegetazione, erano lunghe da
qualche decina di metri a chilometri,
alte fino a tre-cinque metri. La fascia
a dune si andava allargando dal ri-
minese al ravennate, con un'ampiez-
za variabile dai cento ai settecento
metri.
Come onde del mare si muovevano,
crescevano o scomparivano a se-
conda dei venti. C’erano spiagge
dove erano alte come colline, in altre
solo piccoli dossi. Spiagge dove le
dune separavano la campagna dal
mare, altre in cui sono solo un ricor-
do.
Quest'ambiente sabbioso, almeno
sino alla fine dell'Ottocento, era poi
ricco di paludi, pozze, stagni e sorgi-
ve. Una precisa descrizione la fece il
generale Luigi Ferdinando Marsili,
che nel 1715 venne mandato in mis-
sione dal Papa per acquisire infor-
mazioni sullo stato della costa roma-
gnola e sulle possibili opere di difesa
dal pericolo saraceno. Questi lamen-
tava che il cavallo su cui viaggiava
aveva sempre le zampe nell'acqua,
acqua salata ma anche dolce, pota-
bile e preziosa. (3)
“Sulla duna si saliva per vedere più
lontano il mare, alla ricerca di vele
famigliari che si avvicinavano al por-
to o, ancor prima, per allargare l'oriz-
zonte della ronda anticorsara che, a
piedi o a cavallo, andava da una
torre d'avvistamento all'altra”.(4)
La spiaggia prima dell’avvento del
turismo di massa rappresenta un
luogo carico di mistero e suggestio-
ne. La forza degli agenti naturali che
insiste su una linea presso cui gior-
nalmente si rinegozia il confine tra
terra e mare genera il mito cui talo-
ra non resteranno estranee la musi-
ca e la letteratura ; leggende e rac-
conti fantastici popolano non di rado
l’immaginario collettivo legato a que-
sti luoghi mai del tutto esplorati il cui
fascino giunge fino a noi oggi unito a
un pizzico di nostalgia.
Non è raro ancor oggi ascoltare in
Cagnona testimonianze sulle dune.
Le più famose indubbiamente quelle
di Casa Valducci, estesa proprietà a
pochi passi dal mare ove sorgevano
a difesa della storica villa e ove in
tempi più recenti si è insediata la più
celebre Locanda. Un originale micro-
clima parrebbe aver preso forma
lungo l’argine a levante della Vena
Piccola ovvero lungo Via Pisino fi-
nanche alla Strada Statale dando
vita ad un’intricata vegetazione di
pini, rovi e betulle. Due autentiche
montagnole accoglievano il visitatore
al convento delle suore, cui si acce-
deva da Via delle Paranze poco di-
stante da dove sorge l’odierna
scuola parrocchiale dell’infanzia.(5)
A codesta particolare conformazione
del territorio può essere ricondotta, a
detta di taluno, l’altezza diseguale
sul livello del mare di molte vie che
conducono alla spiaggia. Potrebbe
infine considerarsi “duna” l’ormai
noto terrapieno su cui da un secolo
sorge la casa dello scrittore? Ai po-
steri l’ardua sentenza…
I materiali trattati nell’articolo provengono princi-
palmente da
FABIO FIORI –“La scomparsa delle
dune”
in
”Adriatico piccole storie di mare e di
costa– Nuova Iniziativa Popolare”, L’Unità 2004
e
“Abbecedario Adriatico– natura e cultura delle
due sponde” Diabasins 2008
che riproduciamo su
autorizzazione dell’autore, cui va il più vivo rin-
graziamento.
La ricomposizione del testo e la raccolta delle
testimonianze a cura dalla redazione all’interno
del progetto di codifica della memoria orale della
località promosso dall’associazione.
Maggiori informazioni sui documenti citati a
disposizione su
http://maregratis.blogspot.it/
(1) Testimonianza di Dante Tosi in “Adriatico….” op cit.
(2)
“Abbecedario ….” op.cit.
(3) “in più siti della spiaggia arenosa tra Rimini e Cesenatico,
in tempo di riflusso, molte piccolissime sorgenti d'acqua
dolce et isquisite, le quali scaturiscono continuamente sotto
l'acqua del mare quando in detto luogo evvi il flusso” in
“Adriatico…” op. cit.
(4)
“Abbecedario …” op.cit.
(5)
Testimonianza raccolta da noi...
(6)
Ibidem
Pagina 4
Ricordo di paesaggi dimenticati