Page 7 - cagnona-it-ottobre-2013

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Da Clementini in poi gli storici e i letterati riminesi hanno sem-
pre considerato l'Uso come il Rubicone. La mia arringa difensi-
va quindi si è impostata su tre punti.
Un precedente giuridico, ovvero il processo intentato alla Sacra
Rota nel 1750 da cesenati e santarcangiolesi, questi ultimi coa-
diuvati dai riminesi, perché l'allora arciprete della Chiesa di S.
Vito, Giovenardi, aveva innalzato a poca distanza dall'Uso, un
cippo recante l'iscrizione
Heic Italiae finis quondam Rubicon
-
ricalcando le parole della famosa descri-
zione pliniana - che indicava quel punto
come l'antico confine d'Italia, un tempo
Rubicone. I documenti e la sentenza di
questo processo, oggi conservati presso
l'Archivio di Stato di Rimini, sono stati
esposti nella mostra di cui si è detto
(
Alea iacta est. Giulio Cesare in Archi-
vio
).
Gli altri punti dell'arringa si sono invece
focalizzati su due emergenze archeolo-
giche. La prima costituita dagli impo-
nenti resti del ponte romano di San Vi-
to, riemersi dall'oblio nel 2004 grazie
alle indagini archeologiche condotte
dall'A.R.R.S.A, sotto la direzione della
Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna,
promosse dal Comune di Rimini e dal parroco della Chiesa di
San Vito e S. Modesto. In base alle risultanze di scavo il ponte
sarebbe stato di oltre cinque arcate, forse addirittura 8 o 9 se-
condo le ricostruzioni fatte da Marcello Cartoceti e Elena De
Cecco, pertanto si è sottolineato che un ponte di tale ampiezza
dovesse essere stato costruito in quel punto solo in funzione di
un alto valore simbolico, cioè rendere a tutti ben visibile il con-
fine d'Italia.
La seconda emergenza archeologica è rappresentata da una
pietra miliare, attualmente visibile nel lapidario del Museo Ar-
cheologico di Rimini e trovata nel 1949 a poca distanza dal
suddetto ponte, lungo un tratto di strada romana: tale scoperta
conferma l'ipotesi precedente che il ponte di S. Vito segnasse il
confine d'Italia, perché, come ha già scritto Lorenzo Braccesi,
l'iscrizione sul miliario, riporta la data della rettifica della via
Emilia, il 2 a.C., data non casuale, essendo quella del conferi-
mento ad Augusto del titolo di
pater patriae
.
Ma
pater
di quale patria? Scrive Braccesi
"La risposta diviene obbligata: di una pa-
tria che non è più Roma, bensì la
tota Ita-
lia
. Quella
tota Italia
che nasce dalla fusio-
ne di due entità territoriali, l'una geografica
e l'altra politica, fra loro ora unite da un
ponte ideale gettato al di là del Rubicone
(L. Braccesi,
Augusto, L'Italia e il ponte di
San Vito. Addendum
, in
Adrias 2, Arimi-
num, storia e archeologia
, Roma 2006, p.
101).
L'esito del voto della giuria popolare è
stato di 269 voti per il Pisciatello, 215 per
l'Uso e di 173 per il Fiumicino.
Cristina Ravara Montebelli
Cagnona.it
Periodico a cura dell’associazione
CAGNONA.IT
ONLUS
Bellaria Igea Marina, Via Marconi 25.
Registrazione Tribunale di Rimini n. 31/2009
C A G N O N A . I T
Pagina 7
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Stampa :
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Sito web: www.cagnona.it Email: info@cagnona.it
ECLETTICHE TESTIMONIANZE
Processo al Rubicone. Quale il vero ?
(
dalla prima
)