Scoppia nella frazione l' orto-mania. O forse c'è sempre stata e
non ce n'eravamo accorti ?
Rinasce tra le case nei piccoli frustoli risparmiati dall'edifica-
zione l'abitudine di coltivare piccole porzioni di suolo per gli
usi della casa e della famiglia
Terreni sabbiosi un tempo dimora di canapa e patate, sponde
di fosse consortili, declivi di sedi stradali o semplici fazzoletti
paiono essere recentemente rinati a nuova vita se sempre più
persone nei ritagli di tempo hanno riscoperto una passione mai
completamente tramontata per la terra e le sue colture.
Il fenomeno, seppur non ancora numericamente rilevante, par-
rebbe sintomatico di un nuovo atteggiamento se -una volta
usciti dal mercato- molti appezzamenti erano rimasti incolti o
convertiti a parcheggi o depositi di fortuna. Il ritorno delle
coltivazioni di prossimità- dietro cui possono aver influito le
alterne vicende dell'economia e dell'occupazione- non può
non meritare attenzione proprio per la possibilità di recupero
di una dimensione andata progressivamente perduta negli anni
in particolar modo in periferia.
A fare da capofila del movimento degli orti indubbiamente
coloro che sono nati prima di noi, conoscitori dei segreti dei
campi e delle tecniche colturali. Frequente tuttavia incontrare
persone di ogni età addette alle varie fasi del ciclo come l'an-
naffiatura, la ripulitura dalle erbacce, la piccola manutenzione
e la raccolta.
L'orto -nelle sue varie accezioni- è stato al centro di un autenti-
co revival a livello nazionale vista l'attenzione dedicatagli dai
media e dal numero di pubblicazioni uscite nel frattempo.
Un fenomeno che si articola nelle sue diverse accezioni: dai
tradizionali orti per anziani ai progetti terapeutici e rieducativi,
dalle colture metropolitane ai suggestivi esperimenti di orti
collettivi ove ammesso che ogni cittadino possa piantare
quello che preferisce e portare a casa ciò che coltiva, nelle
quantità che ritiene opportune
Quanta parte possa avere, in tempi instabilità economica, la
suggestione di una minore dipendenza dal commercio a mezzo
dell'autoproduzione non ci è dato saperlo.
Più efficace pensare che la
riscoperta del lavoro
(svincolato dalla produ-
zione di mero reddito)
possa essere l'inizio della
ricostruzione di tessuti di
relazioni solidali interne
alla località.
Sappiamo la condivisione
di spazi, con l'organizza-
zione dei tempi e delle
attività capace di produrre
sulla lunga durata quelle
interazioni positive tra
persone di diversa appar-
tenenza rinsaldando vec-
chi legami e sviluppando-
ne dei nuovi. Non resta che provare.
Il titolo dell’articolo è stato preso a prestito dal brillante saggio: “
URBI ET ORTI : orto urbano:
manuale di coltivazione ecologica su balconi e terrazze” a cura di Josep M. Vallès
con un contributo di
Letizia Nucciotti Viterbo : Stampa alternativa/Nuovi equilibri, [2010] di cui consigliamo la lettura (C.C.)
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IL GIORNALINO
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CHIUSO IN STAMPA IL 22/10/2013
C A G N O N A . I T
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URBI ET ORTI
Nella valle degli orti