Page 8 - cagnona-it-ottobre-2013

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Se di ritorno dalla spiaggia calpestando ramaglie sentite pun-
gere i piedi sotto i sandali da mare o durante un afoso pome-
riggio d'estate dovete interrompere la partita di volley o di
calcetto perché avete bucato la palla sicuramente è stata la
robinia. Se in una notte di
maggio camminando per i
viali vi scoprite rapiti dall'aro-
ma tropicale che emanano
lussureggianti grappoli bian-
chi o in un ristorante tipico
regionale vi verrà servita una
soffice e profumata pastella di
fiori bianchi (frittata di gag-
gia) allora forse le perdonere-
te le volte che vi ha costretto a
cambiare la camera d'aria del-
la vostra bicicletta, fatto in-
cursione con i suoi polloni nel
vostro giardino o disseminato
le vostre pertinenze con le sue
buccine.
Pianta a pieno titolo naturaliz-
zatasi nella vegetazione medi-
terranea tanto da esser ripresa
da artisti e scrittori, inconfondibile per la sua forma delle sue
foglie e della corteccia rugosa, proviene in realtà dal Nord-
America da dove fu importata nel 1601 da Jean Robin, natu-
ralista e botanico del re di Francia sedotto dalla sua bellezza e
deciso a metterla a dimora come elemento ornamentale. Giun-
ta in Italia nel 1662 presso l’orto botanico di Padova, trova
ben presto tanti ammiratori quanti detrattori.
La robinia pseudo-acacia appartiene infatti alla famiglia delle
fabacee (dette talora leguminose) di cui fanno parte i fagioli, il
glicine, la mimosa e con cui divide la proprietà di fissare l'azo-
to nel terreno fertilizzandolo.
L’utilizzo di questa pianta viene segnalato fin dal 1750 in
interventi di tipo protettivo anche se la sua diffusione sul terri-
torio comincia nell’Ottocento in occasione dei grandi lavori
pubblici; per le sue radici capaci di inoltrarsi fino ad otto me-
tri di profondità non è raro vederne ancor oggi lungo argini
stradali e ferroviari, greti di fiumi e in generale nei contesti
ove si vogliono evitare frane e smottamenti.
La sua rapida crescita anche in terreni poveri, in prossimità del
mare e fino ai 1000 metri d’altitudine ne fa legname assai
apprezzato; travi di robinia erano utilizzate in passato così
come per la costruzione di mobili da esterno, travi da immer-
gere in acqua, scafi di imbarcazioni e parquet. Ad oggi questa
essenza arborea occupa il terzo posto, dopo pioppi e eucalipti,
per diffusione nelle piantagioni produttive nel mondo; presso
alcuni paesi dell'Europa
centrale e orientale tra cui
l'Ungheria sono in corso
coltivazioni industriali con
milioni di esemplari e cen-
tri di ricerche per studiarne
le proprietà
L'elevato contenuto protei-
co delle sue foglie le rende
particolarmente adatte all'a-
limentazione del bestiame
a mezzo della produzione
di foraggio anche se per
alcune specie, tra cui l’uo-
mo ma non le capre, può
risultare tossica
Recenti studi sulle energie
rinnovabili parrebbero con-
fermare un crescente inte-
resse alla coltura di varietà autoctone evitando l'importazione
massiccia di legname , un ruolo di prim’ordine che la moderna
selvicoltura parrebbe riconoscerle oggi nonostante la continua
vigilanza per la sua rapidità a colonizzare i territori
Rimboschimento a mezzo di robinieti sono in atto in numerose
regioni tra cui la vicina Toscana ove costituisce nel contempo
risorsa economica per la comunità.
Il miele di robinia\acacia rappresenta in commercio una delle
varietà più apprezzate all'interno di una tradizione diffusa in
diverse località italiane per l'assenza di acidità e l’inconfondi-
bile odore leggero; frequente imbattersi in ville ed alberghi cui
dedicato il nome di questa pianta ornamentale che varrebbe
indubbiamente la pena riscoprire.
Fulco Pratesi “Le mille doti della Robinia” su Il Corriere della Sera2 0/06/04
Giorgio Nebbia “La Robinia Pseudoacacia: storia e curiosità di una pianta da amare” su
www.georgofili.info
LE ROBINIE DI VILLA VALDUCCI
C A G N O N A . I T
Pagina 8
ROBINIA PSEUDOACACIA
Alla riscoperta del
marugone