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C a g n o n a . i t
Pagina 5
Officina Tintoria
dimenticare che per millenni le piante sono state utilizzate an-
che in campo artistico. Possiamo dire che la tintura è antica
quanto l’uomo, in quanto fu probabil-
mente per caso che venne scoperto il
potere tintorio delle piante, ad esem-
pio durante i pasti. Per millenni
l’uomo ha utilizzato pigmenti vegeta-
li finché, a partire dalla fine
dell’Ottocento, le piante tintorie sono
state pian piano sostituite dai colo-
ranti chimici fino a sparire del tutto e
a cadere nell’oblio. Fortunatamente
oggi si assiste ad un nuovo interesse,
ad una volontà di ripristinare
l’utilizzo dei colori vegetali anche a
industrialmente.
L’Associazione Colori Naturali “ROSSO DI
ROBBIA”, nata nel maggio 2011, prende il
nome da quella che è una delle piante tinto-
rie più importanti nella storia dell’uomo, la
Rubia tinctorum L
. Dalle sue radici in passa-
to si ottenevano splendidi colori dal rosso
fuoco all’arancione, dal mattone a tutti i toni
del rosa. Alcuni studiosi sostengono che le
rosse tuniche dei soldati romani fossero tinte
proprio con la robbia; certo è che nella
“officina tintòria” di Ubonio a Pompei, di-
strutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79
d.C., è stato trovato un flacone in vetro con-
tenente proprio la robbia. La robbia, insieme
al guado (
Isatis tinctoria L.
), alla reseda
(
Reseda luteola L.
) ed ad altre piante tintorie, è oggetto di col-
tura sperimentale nei nostri orti, dei quali uno è situato proprio
in territorio bellariese. Qui è stata approfondita in maniera par-
ticolare la coltivazione del guado, pianta biennale della fami-
glia delle Cruciferae dalle cui foglie si ricavava un pigmento
blu, l’indaco, utilizzato sia in tintura naturale sia in pittura. Il
guado è stato coltivato intensamente in tutta la Romagna alme-
no fino al XVII secolo quando è stato sostituito dall’indaco
proveniente dall’India, meno costoso e di maggiore resa. Da
quel momento la sua coltivazione è pian piano diminuita fino
ad essere completamente abbandonata tra le due guerre. Ma
resta memoria di questa pianta in numerose macine sparse in
tutta la Romagna, utilizzate per triturare le foglie dalle quali
estrarre poi il pigmento, ed in particolare in alcuni toponimi
ricorrenti in tutto il territorio romagnolo. A titolo esemplificati-
vo ricordo solamente il Rio Gualderello e il Fondo Gualderello
a San Mauro Pascoli, citati in documenti cinquecenteschi, forse
tracce di antichi coltivi di guado.
Il guado non era l’unica pianta tintoria coltivata nel nostro ter-
ritorio: sappiamo infatti che accanto ad esso vi erano la robbia,
coltivata fin dall’epoca romana, e il
cartamo (Carthamus tinctorius L.)
detto anche “zafferanone” ovvero
succedaneo del più pregiato zafferano
(Crocus sativus L.). Naturalmente,
accanto alle piante citate che sono le
“tintorie” per eccellenza, ve ne sono
moltissime altre che forniscono bel-
lissimi colori, molte delle quali comu-
nissime anche in territorio bellariese.
Proprio per verificarne l’utilizzo in
tintoria, abbiamo avviato da ca. un
anno una sperimentazione a partire da
quelle più comuni, reperibili “sotto casa”: si
tratta del progetto denominato “TINTURE
DAL MARE AI MONTI” che ad oggi ha
visto la sperimentazione di ca. 80 specie
diverse. Tra queste mi piace citare il fiore
del comunissimo Topinambur (
Helianthus
tuberosus L.
), diffusissimo presso i nostri
fossi, oppure il fiore della carota selvatica
(
Daucus carota L
.), quello della canna del
Reno (
Arundo plinii Turra
), della calendula
(
Calendula arvensis L
.), e poi piante quali il
comunissimo assenzio comune (
Artemisia
vulgaris L.
), l’erba medica (
Medicago sativa
L
.), ecc. Un resoconto parziale dei risultati
di questa ricerca, che continua ad andare
avanti, è visibile sul nostro sito ove, mese
per mese, sono state catalogate le tinture naturali più significa-
tive ottenute da piante più o meno comuni.
Ovviamente si tratta di una ricerca non fine a se stessa ma atta
a valutare il possibile utilizzo pratico dei pigmenti estratti da
queste piante e la loro resistenza ai lavaggi e alla luce. Alcune
sperimentazioni si sono difatti già concretizzate nella tintura di
filati e tessuti naturali e realizzazione di prodotti tessili finiti.
La nostra volontà è quella di creare un filiera “a km. 0” e per
questo motivo abbiamo avviato una collaborazione con
l’Azienda agricola cesenate “Le stalle di Ardia-
no” ( www.lanaviva.blogspot.it) che ci fornisce lana di Pecora
Appenninica, antica razza diffusa in tutto l’Appennino Centra-
le. La nostra Associazione, in conformità ai propri obiettivi,
organizza corsi e laboratori per adulti e bambini sul tema dei
colori naturali: il prossimo corso, rivolto ad adulti, si terrà pro-
prio ad Igea il 17 e 18 novembre p.v.
MICHELA PASINI
Pres.te Associazione Colori Naturali Rosso di Robbia
www.rossodirobbia.blogspot.com
segue dalla prima