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Pagina 7
C a g n o n a . i t
Cagnona.it
Periodico a cura dell’Associazione Cagnona.it ONLUS, Bellaria Igea Marina, Via Marconi 25. Registrazione Tribunale di Rimini n. 31/2009
Stampa: Luxor Print, Bellaria Igea Marina Direttore operativo: Christian Corbelli Direttore responsabile: Onide Donati
www.cagnona.it info@cagnona.it
Hanno collaborato a questo numero: Giovanni Cesari, Sandro Luccardi, Roberto Giorgetti, Massimiliano Boni, Marco Campana, Roberto Zanni.
Nel febbraio 1990 all’interno di un vasto
programma di studi sul territorio ha luogo
a Bellaria Igea Marina una mostra orga-
nizzata dall’Assessorato alla Cultura in
collaborazione col Circolo “TARPAN”
Lega Ambiente avente sede nella nostra
frazione, dal titolo “IL CATASTO CA-
LINDRI (1774-1787)”.
La presentazione al pubblico segue un
attento e minuzioso lavoro di riproduzio-
ne, composizione e unione delle mappe
conservate presso l’Archivio di Stato di
Rimini realizzato da Marco Campana.
Allo storico Luigi Vendramin è affidata
la contestualizzazione storica mentre Da-
vide Canini presenterà una lettura critica
dei dati forniti circa erosione, antropizza-
zione, rischi per l’ambiente.
La mostra propone un itinerario cartogra-
fico del territorio di Bellaria Igea Marina”
attraverso le mappe del Catasto risalente
alla seconda metà del ‘700; l’importante
lavoro oltre a permettere una visione del
territorio comunale così come si presenta-
va più di 200 anni fa, consente di fare
valutazioni su come la natura e, soprattut-
to l’uomo, abbiano modificato la morfo-
logia.
L’opera perviene a noi con la denomina-
zione di “Catasto Calindri” e riunisce le
complessive 9 mappe di Santa Margherita
di Bellaere e di San Martino di Bordon-
chio che facevano parte del Bargellato di
Rimini.
Il geometra Serafino Calindri riceve nel
1762 dalle autorità riminesi l’incarico di
provvedere alla misura di tutti i terreni,
che formano il contado e il bargellato di
Rimini. I rilievi dei terreni e la stesura
delle mappe e dei registri furono condotti
dal Calindri con l’aiuto del fratello Gio-
vanni mentre le stime del valore catastale
degli appezzamenti furono affidate ad
altri tecnici incaricati dalla Congregazio-
ne dell’Apasso.
Il lavoro si protrae per ben 12 anni fino
alla sua entrata in vigore nel
1774 e prende l’avvio proprio
dal territorio di Bellaria.
Le due chiese, entro i confini
delle rispettive competenze, da
una parte e dall’altra del fiume
Uso conferivano la denomina-
zione al territorio. Bordonchio,
con le sue oltre 4000 tornature,
è in assoluto la più vasta locali-
tà del bargellato che sommata a
Bellaere (1890) arriva a circa
1762 ettari.
La minor superficie rispetto
all’odierno Comune, che conta
oggi circa 1800 ettari, è dovuta
in buona parte al più forte van-
taggio del mare sulle terre e-
merse.
Un primo segnale viene dalla
Fossa del Re, che sfociava anche allora
nel fiume Uso, ma molto più vicino al
mare. Ad una attenta analisi risulta evi-
dente che il mare è arretrato dalla antica
linea di spiaggia con valori piuttosto si-
gnificativi: la Torre Saracena è attual-
mente 170 metri più lontana dal mare e
circa 190 la chiesa di San Martino di Bor-
donchio.”
La mostra prosegue con l’elenco dei pro-
prietari delle particelle catastali e con i
valori agrimensori delle rispettive pro-
prietà. I proprietari sono indicati a fianco
di ciascuna mappa, in qualche caso
all’interno della planimetrica.
Il confronto tra la ricostruzione eseguita e
l’aerofotogramma rivela significativi
cambiamenti e stimola non poche curiosi-
tà.
La “Strada di Ravenna” percorreva
l’attuale Via Ferrarin, attraversava il Fiu-
me Uso di fronte alla vecchia Borgata e
proseguiva poi sull’attuale Via Romea
che ricorda l’antico nome della strada e
progressivamente risaliva fino all’odierno
tracciato.
La Torre Saracena oggi rinvenibile a
stento tra gli edifici appare in tutta evi-
denza, solido e solitario avamposto sul
mare.
La Fossa Vena di Bellaria non proseguiva
sull’attuale percorso della Fossa detta
“della Pasquazza” bensì deviava brusca-
mente dopo la Strada di Ravenna verso
San Mauro e sfociava nelle sue vicinanze.
Evidenti sono le greppe del mare, antiche
già 200 anni fa e che pertanto rimandano
a tempi più remoti. Poche le case, sicura-
mente capanni di terra, quasi tutte lungo i
percorsi stradali ad esclusione di quelle
posizionate lungo la striscia del mare.
A distanza di anni possiamo dire che il
Catasto Calindri continua a rappresentare
un documento di inestimabile valore sto-
rico per ricostruire i confini della geogra-
fia umana, della natura e degli insedia-
menti della nostra località sul finire
dell’età moderna, una fonte di ineguaglia-
bile precisione per chiunque si accinga a
compiere studi sul territorio.
Christian Corbelli
IL CATASTO CALINDRI
Una fotografia a Bellaria Igea Marina di
250 anni fa