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Pagina 5
C a g n o n a . i t
Tra le due guerre un nuovo tipo di coltura va ad
affiancare quelle tradizionali dando vita ad un
fiorente commercio.
Le terre nell’area compresa tra la strada statale
e il litorale, meno fertili per la presenza del ma-
re, accolgono la coltura della patata di sabbia
dando vita a ad una vera e propria specializza-
zione la cui eco valica i confini regionali
Protagoniste di questa caratteristica e talora
dimenticata esperienza sono le famiglie che
abitano queste terre, trovano una importante
occasione di prosperità e riscatto.
Non vi sono notizie certe circa l’impianto di
questa coltura sul nostro litorale anche se con
tutta probabilità si deve ai Torlonia la prima
messa a dimora dei tuberi, importati dal Lazio
nel corso del secolo scorso.
Certo è che saranno i principi di Torlonia a pre-
levare sul finire dell’Ottocento dalle terre della
tenuta Torre 6 famiglie di coloni per dirottarli
alla volta del Fucino nelle terre appena bonificate.
Eugenio e Michele Rocchi, Giocondo e Giovanni Silvagni,
assieme a due famiglie di Montanari, lasceranno nel maggio
1885 la Romagna alla volta della Marsica, portando con sé il
proprio bagaglio di esperienze nella coltura di patate e barba-
bietole.
Dall’Abruzzo quindi arrivarono per lungo tempo le patate da
seme, messe poi a dimora nelle terre di Cagnona, Bellaria e
Igea Marina. A selezionare le varietà pregiate destinate ad
alimentare la produzione locale, saranno intenditori nostrani
che annualmente scenderanno nei centri montani della Mar-
sica per il rifornimento: Alvaro e Ernesto Antolini (
Cuciani
),
e lo zio Gaspare (
Pirul
), Attilio Raggini (cognato del Gag),
Ernesto Antolini (
Gag de Mation
)
Due convogli la settimana da novembre a febbraio fanno
scalo a Bellaria dove avviene la compravendita della materia
prima; in assenza dei consorzi agrari sono i singoli agricolto-
ri a rifornirsi direttamente scegliendo le qualità. La patata
prende il nome dalla località d’origine (Francavilla, Bianca
fucense, Pesca Lanciano…).
Le più pregiate vengono piantate nella sabbia, mentre quelle
più rustiche vanno nella terra.
Le varietà si distinguono in bianca o gialla a seconda della
pasta, rossa in base al colore della buccia.
La Bea (bianca fucense) diventa la patata bianca di Bellaria,
ricercata e apprezzata in tutto il paese.
Le migliori nascono dalla ferrovia alla statale anche se non è
raro trovarne al mare protette dalle dune.
La patata di sabbia è più precoce, tiene meglio la cottura, ed
essendo più ricca di selenio e iodio è preferita dai cuochi e
molto ricercata sui mercati.
I carichi di patate nostrane sono oggetto di accese compra-
vendite il cui acquisto avviene prima ancora dell’arrivo sui
mercati.
La patata a febbraio ha già messo gli occhi (i germogli) e,
finite le gelate, può essere piantata in terra. A maggio i sol-
chi vengono rincalzati, viene cioè ammassata la terra attorno
alle radici per evitare il contatto con la luce. In assenza di
pompe idrauliche si irriga a mezzo di pozzi artesiani e tuba-
ture disposte lungo i solchi.
L’acqua viene su da sola
grazie
alla ricchezza del territorio.
In aprile, a patata già nata, si semina ogni 5 o 6 buche, una
pianta di canapa vivendo le due realtà in simbiosi.
La raccolta della patata avviene manualmente da giugno ad
agosto, scoprendo ad una ad una le singole buche.
Importanti produttori furono, tra San Mauro e Cagnona, le
famiglie Nicoletti, Boschetti, Morelli, Baietta, Zavatti, Cam-
pana, Bracci, Morri, Pari, Zavatta e Vasini (
Manghinoin
).
A Igea Marina, a mare della ferrovia, gli Angeli (
Ranchet
),
Pari di Igea, Sberlati (
Patini
), Giorgetti (
E Ros
), Magnani.
Alcuni produttori col tempo si specializzarono, acquistando
interi campi prima della raccolta (es. la famiglia Zavatta) per
il commercio all’ingrosso.
Il prezzo varia in base alla qualità e alle condizioni. La pata-
ta di sabbia è sempre più cara della patata di terra. Sopra la
statale non le pianta nessuno. Le piccole o gli scarti sono
destinate agli animali, per i maiali le patate vengono cotte.
Il boom del tubero nostrano dura dagli anni ’30 agli anni ’50.
Dal 1955 un ibrido olandese soppianta le fucinesi.
Lo sviluppo edilizio turistico a partire dagli anni ’60 sottrarrà
mano a mano i terreni un tempo adibiti alle colture.
Christian Corbelli
Ripercorriamo con Roberto Giorgetti “Gianola” titolare dell’omonimo locale, ristorato-
re e profondo conoscitore della cucina tradizionale, la storia di una coltura oggi dimenti-
cata, per mezzo secolo base dell’economia locale. Ecco il suo racconto.
SPIRITO DI PATATE