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Pagina 5
C a g n o n a . i t
Segue da pagina 3
Quello raccontato “è un tempo al di fuori
della Storia”, è il tempo di ‘una volta ’, quel-
lo dei loro padri, o di loro stessi nel pieno
della giovinezza: si tratta dell’ultimo scorcio
dell’Ottocento o dei primi decenni del Nove-
cento, ma è come se riferissero fatti accaduti
in una imprecisata età dell’oro.
La comunità si costruisce un passato senza
sconvolgimenti e senza fratture, e l’adorna di
ogni virtù
; è come se la parola, ‘
fondamento
di un ricordo vissuto o appreso, costituisse la
garanzia della veracità dei fatti sui quali si
riferisce
4
.Trasmessa di generazione in gene-
razione, attiva un vero e proprio processo di
rimemorazione; è una parola evocatrice di
valori, di forme, di sensibilità e di accadi-
menti.
Le prime parole importanti in cui mi sono
imbattuto fin dall’inizio della ricerca sono i
soprannomi. Essi ricorrono con estrema faci-
lità in qualunque racconto. Piccole miniature,
‘metafore vive‘, che permettono di distingue-
re con vivacità e acutezza persone e famiglie,
identificano e autentificano, delimitano lo
spazio delle relazioni. Ogni abitante del luo-
go deve possederne uno personale e uno di
appartenenza ad un casato : è il segno che lo
distingue dal forestiero.
Fanno parte di un sistema di denominazione
più ampio, evocano a volte tratti fisionomici
grotteschi o esagerati, o caratteristiche morali
o abitudini che si prestano alla canzonatura, o
parole storpiate dette in certe circostanze, o
avvenimenti singolari della vita del loro por-
tatore.
I soprannomi traducono l’immagine che i
donatori si fanno del ricevente, possono ri-
flettere i molteplici aspetti della personalità,
sia di chi lo riceve che di chi lo attribuisce. Il
soprannome prende il suo significato solo se
lo si restituisce al contesto in cui è nato, at-
traverso il racconto delle circostanze che lo
ha prodotto e diventa così patrimonio
dell’intera comunità, memoria collettiva
.
Esso dunque non serve solo a identificare gli
individui, ma l’intero gruppo.
Vengono ereditati come si eredita di padre in
figlio qualunque altro bene; la loro è una
funzione classificatoria che si estende non
solo nel tempo, ma anche nello spazio, attra-
verso una toponomastica territoriale che oltre
a riferirsi alla conformazione morfologica e
agli accadimenti che l’hanno attraversato, si
riferisce al soprannome del casato che da
tempo immemorabile l’ha abitato.
Il soprannome permette di penetrare
nell’intimo della comunità; per il ricercatore
rappresenta la chiave criptata dei tanti piccoli
segreti del vissuto individuale e collettivo.
Un analogo percorso di riconoscimento e
codifica che ha riguardato nel corso degli
anni un altro aspetto caratteristico e connota-
tivo del patrimonio culturale della comunità,
è l’interessante lavoro che ha permesso la
pubblicazione dell’Araldica delle famiglie
marinare, delle vele e dei loro emblemi; ad
ogni vela è associato il nome, con relativo
soprannome, del proprietario e quello dei
lavoranti. Le vele erano un altro segno di
identificazione personale e familiare, con i
loro disegni e i loro colori permettevano di
segnalare da lontano l’arrivo delle imbarca-
zioni qualche ora prima che fosse possibile
una comunicazione acustica.
Associavano dunque al loro proprietario e
alla sua famiglia una caratterizzazione sim-
bolica ed emotiva di forte significato; dirige-
re le barche a vela verso riva non era impresa
sempre facile e conferiva alla vita del pesca-
tore una dimensione eroica, la stessa che si
può attribuire ad un combattente o un cava-
liere medievale. Sarà una curiosa coinciden-
za, ma il mondo cavalleresco con le sue im-
prese eroiche, i perigliosi viaggi, i solenni
riti, le furiose lotte contro il nemico saraceno,
non era del tutto estraneo alla comunità di
pescatori del passato.
Una narrazione, tramandata oralmente e reci-
tata a memoria, generazione dopo generazio-
ne, con la quale si allietavano le noiose serate
invernali passate in casa, rievocava infatti le
vicende descritte ne ‘I reali di Francia’, opera
popolare medievale che probabilmente, già il
suo autore, Andrea da Barberino, recitava
nelle piazze.
L’intrecciarsi nelle narrazioni dell’elemento
fantastico con quello ‘realistico‘, sia pure
rielaborato, costituiva un momento forte di
costruzione e consolidamento di un’identità
di gruppo; un’idea di se stessi che, forse, non
ha mai cessato, sotto diverse forme, di so-
pravvivere.
1-‘Le culture marinare. Problemi e metodo-
logie.’
2-‘Conoscere e nominare. I soprannomi co-
me testimonianza e memoria della struttura
sociale.’
3-‘Lo spazio ineguale’ in ‘La ricerca
folklorica’, Grafo editore, Br, 1985.
4-F. Zonabend, ‘La memoria lunga’, Arman-
do, Roma, 1982, pag. 15 .
L’associazione “Cagnona.it” intende contri-
buire con questa pubblicazione affinché pos-
sano riprendere analoghi percorsi di ricerca
sul territorio. Ritiene utile promuovere un
gruppo di lavoro che da esperienze come
quella qui riportata possa prendere le mosse
e costituire una opportunità per non disper-
dere una così importante parte del proprio
patrimonio.
La memoria del mare.