Page 8 - cagnona-it-febbraio-2012

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C a g n o n a . i t
Pagina 8
ECLETTICHE TESTIMONIANZE
“Ma la Cagnauna, dri la fosa dla Pa-
squaza, ui’è una funtaena cla brusa, la
fa e fug…”
Le versioni sull’origine sono non
ben definite, anche perché i miei
fratelli più grandi... allora erano dei
bambini.
Il primo pozzo è stato fatto da una
ditta di Lugo incaricata di rilevare la
presenza di metano nel sottosuolo e
farne, se del caso, una centrale.
Il lavoro è stato eseguito poco prima
della seconda guerra, o meglio, poco
prima che dalle nostre parti si sen-
tissero gli effetti della guerra. Infatti
un annetto dopo che la ditta aveva
fatto il pozzo, dalle nostre parti, ed
in particolare nel terreno sabbioso
dove ora sorge la Scuola Media,
furono piazzate delle batterie inglesi
che sparavano contro i tedeschi in
ritirata. In quella zona cadde anche
qualche granata (tedesca suppongo)
ma era tutto deserto, non c’erano
case nelle vicinanze.
A questo punto la ditta di Lugo se
ne andò lasciando il tubo del pozzo
con una copertura. Il metano era
stato trovato ma non era consistente
per uno sfruttamento energetico.
Si può ipotizzare che la sua realizza-
zione sia avvenuta tra il 1940 e il
’42. Finita la guerra, mio babbo lo
fece sistemare e lo utilizzò per
l’irrigazione dei campi coltivati a
patate (le patate di Bellaria) e a pro-
dotti orticoli in genere.
L’acqua usciva spontaneamente e se
ne andava a scolare tramite un fos-
setto nella fossa della Pasquazza che
ora è coperta. Per accumulare acqua
sufficiente per l’irrigazione in modo
che non andasse sciupata, fece co-
struire una grande vasca di svariati
metri cubi dove pescava la pompa
per innaffiare.
M i o b a b b o q u i n d i f a c e v a
l’agricoltore, aveva anche animali
da cortile ed allevava qualche maia-
le soprattutto per uso famigliare. Per
questo fece poi saldare sopra il tubo
della fontana un treppiede dove met-
teva a cuocere grossi bidoni di pata-
te che servivano per far da mangiare
agli animali.
Dalla fontana fuorusciva acqua fre-
schissima e potabile insieme con
una discreta quantità di metano. Av-
vicinando un fiammifero alla parte
superiore della fuoruscita il metano
prendeva fuoco e faceva una fiamma
alta quasi mezzo metro, per questo
fu chiamata “fontana del fuoco”.
Tanta gente del posto veniva con
bottiglioni e contenitori vari a pren-
dere l’acqua da bere. Il luogo non
era recintato e tutti potevano attin-
gere... qualcuno si fregava anche
qualche patata!
Con l’andare del tempo l’acqua ces-
sò di fuoruscire naturalmente. Allora
si andò in maggiore profondità, ven-
ne messa una pompa sommersa che
veniva accesa quando era necessario
e si fece anche una piccola recinzio-
ne attorno che, comunque, qualcuno
scavalcava abitualmente per prende-
re l’acqua.
Nei primi anni ’60 la mia famiglia
costruì una pizzeria ristorante, solo
estiva, nel nostro terreno più verso
la ferrovia e la chiamò “Fontana del
Fuoco” da Pablo (era il nomignolo
di mio fratello Piero che allora per
primo la gestiva).
Per far vedere ai clienti ed ai curiosi
in genere la fontanella col fuoco,
venne fatta una conduttura coi tubi
da irrigazione che dal pozzo origina-
rio arrivava alla pizzeria passando
lungo il greto della fossa della Pa-
squazza. Il tubo arrivava fuori dal
locale, riversava l’acqua in una va-
schetta appositamente costruita e
bruciava con stupore degli avvento-
ri.
Verso la fine degli anni sessanta il
terreno dove c’era il pozzo fu espro-
priato dal Comune per la realizza-
zione della Scuola Media che ancora
esiste Il pozzo venne chiuso e noi,
per continuare la tradizione della
Fontana del fuoco, ne abbiamo per-
forato un altro fuori dalla pizzeria,
200 m più giù. Era un’incognita,
però ha funzionato. Ancora usciva
acqua e metano con l’ausilio della
pompa di sollevamento e stavolta la
vaschetta l’abbiamo fatto dentro il
locale, tra i tavoli.
La Fontana del fuoco ha bruciato
fino all’estate del 1992, l’ultima
estate di attività dell’omonima piz-
zeria ristorante.
Passando in via Parenzo, nel prato
della Scuola Media dove c’è il cam-
po di pallacanestro, vicino alla stra-
da, c’è un grande platano. Lì ebbe
origine la Fontana del fuoco.
Marino Campana