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testimoniale mettendo in salvaguardia tanto le aree di interes-
se naturalistico quanto i siti della memoria. Di fermare cioè
la morìa di spazi sensibili per la nostra comunità che ha porta-
to negli anni alla scomparsa di non pochi di pregio turistico e
non solo.
Urgente una riprogettazione degli ambiti della vita aggregata,
arrestando l’espansione dei deserti (culturali, sociali, identita-
ri) che rischiano di inghiottire le nostre realtà e ripensando
radicalmente le aree monofunzionali. Riconsegnare alla città,
almeno in parte, quelle peculiarità di cui storicamente porta-
trice e parzialmente dissoltesi con l’avvento delle antitesi
(estate\inverno, mare\monte, centro\periferia, ecc.).
Necessario quindi che una intera società come la nostra si
interroghi sul modello di città a cui anela e di quali priorità
vuole farsi portatrice perché vengano declinati nelle scelte
pubbliche; in astratto -ma anche nel concreto- magari a partire
dalla realizzanda pianificazione territoriale, dai regolamenti di
attuazione, dalla scelta delle novelle destinazioni fino alla
nuova mobilità.
Auspichiamo che da queste pagine possano venire spunti di
riflessione critica ed elementi utili per una discussione. Non è
dato ad una associazione culturale alcun potere che quello di
indirizzo, ospitando un dibattito che dovrà toccare in maniera,
più articolata e plurale, tutto il corpo attivo cittadino. Re-
spons\abilità alla quale ancora una volta non ci sottraiamo.
(C.C.)
dalla prima
Ad libitum
della foce ha provocato l'allagamento di gran parte della
località e risvolti di natura legale.
Quanti nati dopo il contrarsi dell'agricoltura nelle nostre
località hanno spesso dato per scontato l'importanza della rete
scolante per l'economia dei campi e le tante implicazioni che
la presenza di vie d'acqua riveste su di un territorio nella
rigenerazione delle falde, la conservazione della biodiversità,
la fertilità dei suoli, la riproduzione di
specie animali.
Un'antropizzazione veloce (e per molti
versi incontrollata) delle aree a mare
ha reso sempre più problematica la
convivenza con queste importanti
testimonianze del nostro passato sia
per l’accresciuta densità abitativa che
per la discontinuità delle normative
che hanno regolato la loro tutela,
rinvenibile dalle diverse fattispecie
giuridiche che possiamo trovare lungo gli appena due
chilometri del suo corso.
Un progetto approntato nel 2008 con uno studio di fattibilità
da parte del Consorzio di Bonifica stima in circa
duemilionicinquecentomila Euro la messa in sicurezza
definitiva del canale attraverso la ricostruzione della
tombinatura, la creazione di uno scarico a 150 metri dopo gli
scogli e la realizzazione di un impianto idrovoro; un'opera
lungamente attesa dalla popolazione dopo le esondazioni del
1997, 2005 e 2010 e l’apprensione che immancabilmente
prende forma ogni anno all’avvicinarsi della stagione delle
piogge.
La fine del contenzioso in prossimità dell'alveo e l’accordo
raggiunto col privato di cui data comunicazione nel Consiglio
comunale del 29/11/2012 possono considerarsi l'epilogo
dell'ultradecennale controversia e l'inizio di un nuovo capitolo
di sicurezza idraulica alla Cagnona come a Bellaria Monte ?
Poche in verità le notizie in nostro possesso dal momento che
un accesso agli atti promosso in data
06/04/2013 è rimasto ad oggi senza
risposta, non consentendoci di disporre
dei documenti necessari ad animare -
come avrebbe meritato- un dibattito
nella località per la cui risoluzione
tutti a vari livelli ci siamo spesi.
La maggior curiosità, impossibile
negarlo, riguarda i tempi necessari alla
realizzazione del prolungamento della
condotta a mare e il posizionamento
dell’impianto necessario per vincere la pressione del mare in
burrasca e consentire il deflusso in condizioni di allerta.
L’opera, similarmente a quanto avvenuto negli anni addietro
con la Vena Grande, avrebbe nel contempo la funzione di
migliorare la qualità delle acque di balneazione portando il
punto di scarico lontano dalla battigia.
Per quanto ancora destinate ad aleggiare nel vento la risposta
agli interrogativi che ancora non consentono un quadro
definito (e auspichiamo risolutore) di una vertenza la cui
importanza unisce, parimenti al sedime dell’antica fossa, più
di un quartiere?
Corbelli Christian
Dall’altra parte del fosso
dalla prima
C A G N O N A . I T
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