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C a g n o n a . i t
Pagina 8
ECLETTICHE TESTIMONIANZE
I NUMERI PRECEDENTI DEL NOSTRO PERIODICO POSSONO ESSERE SCARICATI DAL SITO
WWW.CAGNONA.IT ALLA VOCE “IL GIORNALINO”
La Via Ravenna o litoranea adriatica, declassata da S.S.16 a
strada comunale a seguito della costruzione dell'odierna super-
strada, costituisce da tempo un punto
di cerniera tra due mondi non solo dal
punto di vista lessicale. E' infatti abitu-
dine consolidata utilizzare l'antitesi tra
"mare" e "monte" riferendosi non alla
ferrovia (
come avviene a Viserba ndr
)
ma appunto all'importante arteria urba-
na.
Quanti migliori conoscitori del paesag-
gio sapranno che la prassi attribuisce
persino due personalità distinte alle
macro aree separate dal percorso
dell'antica Romea non da ultimo per la
qualità della terra; per lunghi anni si fu
soliti considerare di minori pregio i terreni a ridosso del mare e
a preferire per le colture estensive i campi aperti del forense
rispetto agli appezzamenti "
salmastri ed arsi
" litoranei.
Un luogo comune che non staremo a giudicare per la sua atten-
dibilità o veridicità ma bensì per la presenza di diversi tipi di
insediamento umano, di economia, di concezione della vita e
del lavoro.
Gli ultimi 50 anni hanno segnato infatti quella che Corbin, nel
suo fortunato saggio, ha definito "L'invenzione del mare"; un
percorso che ha letteralmente invertito le coordinate di tempo e
spazio attive fino circa alla fine della seconda guerra mondiale
(e indubbiamente oltre) che vedevano le nostre località come
essenzialmente agricole e dedicate allo sfruttamento dei campi
che con diverse accezioni arrivavano quasi in prossimità delle
zone demaniali (
ricordiamo le patate protette dalle dune di sab-
bia a mare della ferrovia).
La scoperta della nuova economia stagionale, pur con tutti i
limiti, manda all'aria la precedente conformazione trasferendo
progressivamente risorse e investimenti da "monte" verso
“mare” e dando vita ad una diversa urbanistica che sposta il
suo baricentro (inizialmente solo per alcuni mesi all'anno poi
sempre più definitivamente) in posizione più prossima agli stabi-
limenti balneari.
Risultato la nascita di un'intera città, la riduzione dell’agricoltura,
la marginalizzazione progressiva di quasi tutte le attività non a
stretto contatto col turismo con la creazione di una mono-
coltura appunto sotto la statale.
Un forense in parte abbandonato e incolto a Bellaria monte
accoglie infatti sul finire degli anni ’40 e poi in massa tra il 50 e
60 molte famiglie marchigiane (quelle delle Marche basse e
contadine, quindi dell'entroterra ascolano e maceratese) alla
ricerca di luoghi maggiormente consoni all'attività da sempre
compiuta 'a casa loro' e quindi prediligendo caratteristiche ri-
scontrabili solo nell’hinterland.
Una diversa destinazione del territorio, attestata anche dalla
pianificazione urbana, ha provveduto ad un riordino degli usi del
territorio stesso, creando a Bordon-
chio e alla Cagnona due aree arti-
gianali, dove si sono trasferiti nel
tempo molti opifici e piccolo artigia-
nato in fuga dal mare favorendo
l'insediamento di strutture di sup-
porto al turismo attraverso la forni-
tura di beni e servizi creando così
un piccolo polo.
Valicare la Via Ravenna assume
simbolicamente oggi una valenza di
riscoperta. Ne parlammo nel nume-
ro 2 assieme ad un pioniere del
turismo verde prospettando itinerari enogastronomici nell'entro-
terra alla riscoperta delle bellezze dell'interno inseguendo la
ciclabile dell'Uso non da ultimo per approfittare dei piccoli
‘store’ per la vendita diretta di prodotti e primizie nati in tempi
recenti a Donegallia ed anche a monte
Tornare a parlare del ruolo dell’importante arteria si impone alla
vigilia dell’apertura del Casello Rubicone che comporterà un
notevole afflusso di veicoli sulla vecchia statale e quindi una
maggiore pressione sulle criticità, da tempo note, della mobilità
a mare. La mancata espulsione dal perimetro cittadino di infra-
strutture come i parcheggi e l’assenza di terminals decentrati
assai difficilmente permetterà di rispondere ai vistosi segnali di
sofferenza di un abitato che da sempre sconta difficoltà di movi-
mento (per la presenza della ferrovia e non solo) solo in parte
lenite dagli onnipresenti sensi unici.
Diventerà non da ultimo cruciale “inventare” un diverso modello
di approccio con un territorio che non si potrà “consumare” sen-
za una visione generale di quale dovrà essere una Bellaria di
domani in un contesto di mutazioni sempre più repentine.
Una riflessione di natura prima di tutto culturale si impone per-
ché solo sotto tale punto di vista è possibile pensare a una ricu-
citura di realtà, stili di vita ed economie diverse tra loro ma, pro-
prio perché differenti, necessarie per garantire alla comunità
bellariese intera un futuro che, puntando sulla loro valorizzazio-
ne, sappia essere accogliente e promettente per tutti, vecchi e
nuovi residenti.
Alain Corbin “L'*invenzione del mare : l'Occidente e il fascino della
spiaggia, 1750-1840” Marsilio, Venezia 1990
Piétrë dë Vëjëlì “Bussavamo con i piedi : appunti e immagini di una
migrazione : dall'entroterra ascolano verso la Romagna e la Toscana”
P.Capitani, Rimini 2006-2007
La linea che unisce