Cagnona.it | Dicembre 2014
4
O
gni constatazione, ogni riflessione sul modo di vivere,
sui costumi della gente di “oggi”, sono accompagna-
ta da un commento su ciò che accadeva “ieri”. Il tempo
del vissuto ha due versanti, il pre-
sente e il passato, e il primo assume
un significato solo in rapporto al se-
condo. Il presente è colto sempre
attraverso l’opposizione logica “ie-
ri-oggi”, “prima-adesso”: una dico-
tomia che colorisce ogni rievoca-
zione del passato e che illustra ogni
memoria.
L
a frattura fra questi due tem-
pi è collocata, dalla gente del
villaggio, negli anni del secondo
dopoguerra. A partire da questo
periodo tutto si è capovolto, tutta
la vita sociale è risultata sconvolta, ogni cosa in continuo
mutamento. Il presente, quindi, è percepito come un tem-
po di trasformazione radicale e rapida, contrapposto a un
lungo passato, immaginato immobile e statico; un passato
senza precisi contorni, rappresentato come se avesse una
durata senza fine, senza fratture, fino a questo presente di
perturbazioni e di sconvolgimenti. In effetti, ascoltando le
rievocazioni del passato, ci si accorge che gli interlocutori
uniscono in un’unica dimensione i
“nonni” e gli “antichi”, il tempo che
rinvia alla giovinezza delle persone
più anziane del villaggio, cioè l’ul-
timo decennio del secolo scorso, e
quello che si congiunge con le ori-
gini stesse della comunità, fino al
neolitico. Tra i ricordi vissuti e le rie-
vocazioni per sentito dire non vi è
alcuna differenza qualitativa, come
non ve ne è tra il richiamarsi a un
passato immemorabile e ad eventi
reali. Uguale è il tono, identici sono i
termini, simili i riferimenti.
“
Gli antichi lo facevano per tra-
dizione… I nonni conosceva-
no la consuetudine… “
Tradizione,
consuetudine; due termini che
hanno anche valore di riferimento
normativo e servono a confermare
modi di dire e di fare che possono
egualmente appartenere a un pas-
sato lontano e a un presente vissu-
to. Ogni evocazione del passato, così, prende l’aspetto di
cose vedute, fluisce nella stessa continuità temporale, rin-
via a un unico tempo, quello della comunità. Un tempo al
di fuori della Storia, al di fuori di
quell’avvenimento che si riduce,
in effetti, all’origine del villaggio.
Questo, a detta della gente del
luogo, sarebbe stato fondato in
tempi remotissimi,
“al tempo dei
Galli”
(in realtà, verso l’epoca
di Hallstatt), non lontano dalle
miniere di ferro situate nel luogo
detto
“les Cras de Moupt’iou”
(Creux Maupertius) nella foresta
municipale.
M
ignae, Mignot, Minot:
il vil-
laggio deriverebbe il suo
nome da queste miniere , che continuarono ad essere
sfruttate per tutto l’alto medio evo, prima di essere abban-
donate. Da allora le gallerie scavate sono rimaste aperte in
fondo al bosco. Ma si parla dello sfruttamento della miniera
come se fosse cessato ieri:
“La pietra scavata la lavavano
là, sotto la Croce, poi la portavano con il carro trainato
da buoi fino a Cussey-les-Forges…”
Si manifesta anche il
desiderio che il lavoro venga ripreso:
“ E’ un buon minerale;
lo si potrebbe ancora estrarre”.
Dopo queste origini così lontane
non vi è alcun avvenimento che
meriti di essere “raccontato”,
che faccia Storia o su cui si basi
la tradizione. Non vi sono guerre
né invasioni, pur così frequenti in
questo paese così attivo; nessun
fatto passato alla Storia è regi-
strato dalla memoria collettiva:
il tempo della collettività ignora
la Storia, che , come vedremo,
riappare in altre occasioni (...)
F
rançoise Zonabend “Il tem-
po della collettività” in “La
memoria lunga. I giorni della
storia” Armando Editore, 1982
Titolo originale: “La mémoire
longue. Temps et histories au
village” Presses Universitaire de
France 1980, Paris
LA PERCEZIONE DEL TEMPO
CAGNONA.IT
Ricordo e memoria collettiva