I materiali trattati in questo articolo provengono principalmente dall’opera “San Mauro, Giovedìa, la Torre” a cura di Su-
sanna Calandrini (Pazzini Editore, 1989). Un ringraziamento particolare all’ing. Raffaello Della Motta di San Mauro Pa-
scoli e a Roberto Giorgetti (“Gianola”) per la preziosa collaborazione.
L’articolo vuol essere un contributo alla nascita di un gruppo di studio sulle dinamiche del territorio e per una migliore
conoscenza del nostro habitat
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C A G N O N A . I T
lulano l’analfabetismo, la povertà, l’alto tasso di mortalità
endemica e le derive ribelliste.
Il prosciugamento di una vasta area depressa di 200 ettari tra
la linea dei poderi Capanni-Torretta-Cagnona ed il mare con
tecniche all’avanguardia è forse uno degli esempi più eclatan-
ti della trasformazione impressa a territori secolarmente noti
per la loro improduttività.
Fino al 1917 l’efficientismo della struttura grazie anche alle
importanti innovazioni tecnologiche, l’azzeccato investimen-
to in colture come il gelso ed il tabacco, la specializzazione
nella produzione bovina (creando la razza Romagnola Genti-
le che varrà importanti riconoscimenti internazionali) fino
alla produzione di una varietà di champagne faranno della
Torre un modello da imitare.
Le colture cerealicole (grano e mais destinato in particolare
all’alimentazione delle classi più povere) sono per lungo tem-
po tra le produzioni di punta. Rilevanti anche quelle delle
leguminose (fave, fagioli, ceci e cicerchia) e delle patate.
L’accresciuta produttività raggiunta si scontra non di rado
con formarsi di scorte da vendere che il mercato locale ancora
non è in grado di assorbire.
Fin dal 1837 la messa a coltura dei mori -gelsi incentivata dal
potere centrale per l’allevamento dei bachi da seta, rappresen-
ta una delle caratterizzazioni del nuovo-corso. Alla tradizio-
nale canapa e al vino seguiranno la barbabietola e alberi da
frutto. L’abbondanza di terre bonificate volutamente tenute
a maggese funge da autentica riserva foraggera per il fiorente
mercato dei bovini destinato a diventare una delle eccellenze
della Torre.
Le fiorenti condizioni di un’agricoltura sempre più imprendi-
toriale fanno da sfondo al malessere che si va sviluppando
tra le fila del bracciantato e che sovente accomuna gli asse-
gnatari dei 145 poderi in mezzadria in occasione della rinego-
ziazione dei patti agrari. Lo scoppio della guerra mondiale, la
scomparsa del cav. Tosi col subentro del genero Briolini e la
scadenza del contratto di locazione nel 1919 con l’affido al
marchese DiBagno segnano l’inizio della parabola discenden-
te di una unità produttiva che tuttavia ancora per un trenten-
nio si manterrà compatta.