C a g n o n a . i t
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Utopia è una parola dal significato sfuggente, che suscita spes-
so diffidenza perché associata a fatti cruenti che hanno segna-
to la storia del secolo passato, tuttavia ad essa appartengono
connotazioni che la rendono imprescindibile. Si pensi al
non
ancora
nell’orizzonte delle possibilità; a quella aspirazione
inesauribile che ci induce ad un incessante auto superamento e
che fa di noi delle coscienze inquiete.
Di utopia pertanto è ricca la letteratura al pari della saggistica.
Nell’opera del 1890 di William Morris, che meglio esprime
temi di apertura verso le passate tradizioni e le future ed even-
tuali realtà immaginate, l’autore si spinge a descrivere, non
senza qualche ingenuità, di una sorta di città ideale (il
nessun
luogo
), una Londra del XXI secolo, in cui sono vietati lo sfrut-
tamento capitalistico e le istituzioni autoritarie; dove sono col-
tivate le virtù, la bellezza e l’armonia, dove non esistono pri-
gioni, governi, leggi civili.
L’antropologo Bronislaw Malinowski dal 1914 al 1918 racco-
glie in Nuova Guinea informazioni e osservazioni sul
kula
,
una forma si scambio intertribale effettuato dagli indigeni
dell’arcipelago delle Trobriand, ritualizzato secondo norme
precise che regolano le transazioni ; una istituzione, il kula, che
al suo interno contiene lo scambio commerciale vero e proprio,
che da esso viene a dipendere. Questo aspetto colpirà in seguito
l’attenzione e l’interesse di antropologi, storici dell’economia e
filosofi.
Nel 1923 Marcel Mauss giunge alla conclusione che presso le
tribù del nord ovest americano vige un ‘principio di reciprocità’
che regola gli scambi: dare, ricevere, ricambiare. E’ il
dono
;la
forma attraverso cui avviene si chiama
potlàc
ed è simile al
kula
.
Sono sistemi di prestazione in apparenza a carattere libero e gra-
tuito, in realtà obbligato e interessato. Fenomeni sociali ‘totali’ in
cui trovano espressione istituzioni religiose, giuridiche e morali
entro regole di un gioco non esplicitamente formulate.
Mauss scrive che esistono costumi di un tempo, ai quali ci con-
formiamo senza saperlo in cui la morale mercantile viene sospe-
sa. Ricorda di una famiglia contadina che mentre conduceva una
vita modesta nei giorni normali ‘si rovinava invece per gli ospiti,
in occasione di feste patronali, di matrimoni, di comunioni o di
funerali’. Un invito deve essere ricambiato, restituendo più di
quanto si è ricevuto, la partecipazione alle cerimonie è estesa a
tutti gli abitanti di un paese con scambio di regali simbolici.
Sembrano ripetersi gli eccessi del kula o il dispendio del potlàc.
Facendo quasi sue le parole di Morris, Mauss sostiene che ‘Si
può e si deve, tornare a qualcosa di arcaico; si ritroveranno così
motivi di vita e di azione ancora familiari a società e classi nu-
merose: la gioia di dare in pubblico; il piacere del mecenatismo,
quello dell’ospitalità e delle feste private e pubbliche di più della
vita meschina offerta dal salario giornaliero del datore di lavoro,
e anche del risparmio capitalistico, fondato su un credito mute-
vole.’
Rapporti di solidarietà, di mutuo sostegno e di scambio simboli-
co, vengono ritrovati dall’antropologa Françoise Zonabend, in
una ricerca sul campo svolta dal 1968 al 1975 fra i contadini di
Minot, un paesino della Borgogna.
Negli anni cinquanta Karl Polanyi, storico e ‘antropologo
dell’economia’, riprendendo Malinowski, fonda la sua analisi e
la sua critica ai presupposti capitalisti, a partire dalle condizioni
di vita nelle società pre-capitalistiche ‘primitive’ indicando come
‘il sistema economico è sottoprodotto del funzionamento di altre
istituzioni non economiche’e concludendo dunque che il merca-
to autoregolato del capitalismo non sia una forma naturale
dell’economia, ma solo un’anomalia storica.
Polanyi nel 1933 emigra in Inghilterra partecipa alla vita cultura-
le di circoli utopistici; ricorderà come già Robert Owen ‘rifiutava
di accettare la divisione della società in una sfera economica e in
una politica’, in quanto questa separazione avrebbe implicato ‘il
riconoscimento del guadagno e del profitto come forza organiz-
zatrice della società’ e una concezione meramente utilitarista
dell’agire umano (uomo
economicus
).
DALL’UTOPIA, AL DONO, ALLA COMUNITÀ:
DESTINAZIONE PARADISO?
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